Nigel Cabourn, designer del military vintage

Nigel Cabourn, designer del military vintage
19 Marzo 2017 Wearlimited
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Anche nell’abbigliamento casual, dietro a capi iconici si cela sempre l’estro di menti geniali che riescono a coniugare fantasia, quotidianità e ricercatezza dei tessuti. È il caso di Nigel Cabourn, designer britannico dalla lunga carriera ed essenziale punto di riferimento per l’outerwear grazie alle sue linee leggendarie di capispalla. Una figura che, per attitudine e intuito, è stata spesso accostata a quella di Massimo Osti, fondatore di Stone Island e stilista di rilievo per la storia dello streetwear, le cui creazioni sono riproposte nell’archivio bolognese che ne valorizza la trentennale carriera. Eccovi, dunque, un ritratto di Nigel Cabourn, designer precursore del vintage militare.icon

Per il designer Nigel Cabourn è sempre una questione di qualità dei tessuti

Il designer Nigel Cabourn nasce nel primo dopoguerra a Scunthorpe, cittadina dello Yorkshire a una manciata di chilometri dalla costa est inglese. Successivamente, a 17 anni, si sposta a Newcastle per studiare moda e dare forma alla propria passione. Da lì in poi, il nord est inglese sarà per sempre base creativa e fonte d’ispirazione del suo percorso stilistico. La working class, i cantieri navali affacciati sul Mar del Nord, le uniformi militari indossate dal padre durante la Seconda Guerra Mondiale in India.

Designer Nigel Cabourn Sfilata

Storie personali e imprese del passato che si intrecciano con tessuti evocativi di grande pregio, per dare vita a capispalla iconici che definiscono, da decenni, i canoni della moda casual. La ricercatezza che accompagna ogni singola creazione è, infatti, tutt’altro che scontata, a partire dalla scelta dei materiali. Come detto, Nigel Cabourn è il designer che ha trasformato l’esperienza militare in tendenza casual e le idee alla base delle sue creazioni sono infarcite di riferimenti storici e fatti concreti. Eccezion fatta per il mitico denim giapponese, Cabourn predilige tessuti britannici, come Harris Tweed e Ventile, che ritroviamo anche nella rivisitazione delle classiche Chuck Taylor di Converse. Entrambi i materiali sono rinomati per la resistenza e la durevolezza che rendono i capi perfetti anche per affrontare condizioni estreme, perché estreme sono spesso le storie che Cabourn vuole narrare. Proprio in questo si palesa il parallelismo con Massimo Osti. I due, infatti, possono essere accomunati dall’intuizione di rivisitare capi tecnici come quelli militari e renderli iconici, nella forma e nel contenuto.

Cabourn, Osti e il mix tra sport, musica e militarismo

Dopo aver completato gli studi, Cabourn arriva alla decisione di avviare il proprio business alla fine degli anni ‘60. Tempi di fervore culturale e sociale. Tempi di contraddizioni e cambiamento che Nigel Cabourn e Massimo Osti hanno respirato a pieni polmoni e interpretato con intuito creativo senza eguali. La guerra del Vietnam, il flower power, le lotte sociali sono fonti inesauribili d’ispirazione per entrambi i designer. Dalla fusione di questi elementi nasce l’inconfondibile tendenza del military wear, che spopolava soprattutto tra i gruppi musicali britannici più alternativi del momento, come i Who di Pete Townshend. E le passioni del designer Nigel Cabourn non si limita certo alla musica. Prima di seguire la strada della moda, infatti, il suo sogno era quello di diventare calciatore.

Designer Nigel Cabourn AW 17

Cabourn è da sempre grande tifoso dello Scunthorpe United, squadra della sua città natale e che milita attualmente nella terza serie inglese. Come egli stesso dichiara in questa intervista, è in generale un grande ammiratore delle serie minori, per la genuinità e per il sapore vintage che ancora il football inglese, almeno a certi livelli, può sprigionare. Anche lo sport, dunque, costituisce un terreno fertile per sviluppare importanti progetti, come quello, già citato, con Converse. Un simile mix di ricercatezza dei tessuti e moda casual viene espresso, ancora una volta, anche nell’attitudine di Massimo Osti e Stone Island, come testimonia la recente collaborazione con Nikelab. Insomma, sembra proprio che questi due designer iconoclastici, abbiano corso su binari paralleli attraverso la storia degli ultimi 50 anni, interpretandone al meglio i codici culturali e  affidandosi a intuizioni rivoluzionarie e alla qualità delle materie prime. Una ricetta vincente per lasciare il segno ed essere sempre un passo avanti nell’esplorazione dei nuovi linguaggi stilistici della strada.